The Silk Road

The mistral blew heavily over the snow-covered country. This winter seemed to no longer end. The cold entered your bones, and the feeling of wet clothes and constant chills seemed inevitable, even next to the lively flame of the fireplace.

I looked at the maps, the maps that cartographers had drawn, exploring the remotest reaches of the kingdom; of this, in which I too lived, and of those neighboring, that I would have liked, one day, to know with my own eyes.

The reliefs, the mountain ranges that marked the border, remote places where nobody had ever set foot.

I was a merchant.

My job was to trace new trade routes. Many were enriched on the Silk Road, in the Indies, they had brought back spices with intoxicating smell, resins and essences, precious oils and perfumes.

What riches… I thought.

And what will the men of those distant lands want in exchange for this commodity. Buy from them, offering in return what? Food? And how to keep it for the duration of the trip? Seeds? And how to show them what they would grow? Or maybe they are interested in weapons? The steel of Spain for their swords? Or maybe they could fall in love with the fine yarns woven in Italy?

Whatever I can bring them, in the end it’s just a pretext… I do not lack the money, I already have enough of it. I want to see those distant lands, I want to smell them, observe their colors, understand their uses, traditions and customs. I want to tell about those lands.

I would like to bring with me a great white book, made of pages to fill with the story of these journeys. Every day, in the early hours of the evening, I could sit down at my desk and trace my memories, in pen and inkwell.

My hair, which is now raven, could be dyed silver during the years of this long undertaking. We could get embarking, at the port of Venice, and reach Turkey, and crossing the Strait of Dardanelles. To take off with my caravan, stepping the same way that others traveled, and know the taste of the fatigue of this journey. The endless miles traveled on horseback, bringing our goods on willing donkeys. Offering to those people the goods we possess, and defending our merchandise from the raiders on the way.

Of all these pitfalls, I care little, because I trust in protection, which I never missed during the years of my life, of the Virgin.

Oh, Mother of Travelers, Patron Saint of Merchants, You, who knew the toil of exile, and the beauty of discovering new lands, grant me your favor to reach new ports, new horizons, new lands to fill my heart with memories.

Make my life not vain. Let my destiny be adventure. Because you know my heart, and you know that I walk very far, for attitude, for temperament. Redeem my wealth, from the evil of opulence, and make me sober, in front of the many forms that gold takes, and help me recognize the greatest gifts I can meet in those remote lands.

Let me find the road that leads to the heart of those lands, in the pulsating center where the spirit of those people makes itself present, creating, with the genius that blows in all places, the most beautiful works of their art, the perfumes and the finest woods, the most sought-after objects and jewelery, the finest-finished leathers and fabrics. And not for taking advantage of or profit from this goods, but to be able to make the most of the places you give me the opportunity to visit.

And it will not be longer this winter, if I begin to make my preparations to leave with the favor of spring, and if God wants in May, I will already be in the Middle East…

 


La Via della Seta

Soffiava forte il mistral su tutto il paese coperto di neve. Questo inverno sembrava non finire più. Il freddo ti entrava nelle ossa, e la sensazione di vestiti bagnati e brividi continui sembrava inevitabile, persino accanto alla fiamma vivace del camino.

Guardavo le carte geografiche, quelle che i cartografi avevano tracciato esplorando i recessi più remoti del regno; di questo, nel quale anch’io vivevo, e di quelli confinanti, che mi sarebbe piaciuto, un giorno, conoscere coi miei stessi occhi.

I rilievi, le catene montuose che tracciavano il confine, luoghi remoti dove mai nessuno aveva messo piede.

Io ero un mercante.

Il mio mestiere era tracciare nuove rotte commerciali. In tanti si erano arricchiti sulla via della Seta, nelle Indie, avevano portato indietro spezie dall’odore inebriante, resine ed essenze, pregiati oli e profumi.

Che ricchezze… pensavo.

E cosa vorranno gli uomini di quelle terre lontane in cambio di questa merce. Comprare da loro offrendo in cambio che cosa? Cibo? E come conservarlo per tutta la durata del viaggio? Semenze? E come mostrargli come coltivarle? O forse sono interessati alle armi? L’acciaio di Spagna per le loro spade? O forse potrebbero innamorarsi dei filati pregiati tessuti in Italia?

Qualunque cosa io possa portare loro, in fin dei conti è solo un pretesto… non mi manca il denaro, ne ho abbastanza. Io voglio vedere quelle terre lontane, voglio sentirne gli odori, osservarne i colori, comprenderne gli usi, le tradizioni, le usanze. Voglio raccontarle.

Vorrei portare con me un grande libro bianco, fatto di pagine da riempire con il racconto di questi viaggi. Ogni giorno, nelle prime ore della sera, sedermi al mio scrittoio e tracciare le mie memorie, a penna e calamaio.

I miei capelli, che adesso sono corvini, potrebbero tingersi d’argento durante gli anni di questa lunga impresa. Imbarcarmi, presso il porto di Venezia, ridiscendere giù fino in Turchia, e superando lo stretto dei Dardanelli, prendere il largo con la mia carovana, per percorrere quegli stessi passi che altri percorsero, e conoscere il sapore della fatica di questo viaggio. Le miglia interminabili percorse a cavallo, portando sugli asini volenterosi, le nostre merci. Offrendo a quelle genti i nostri beni, e difendendo la nostra mercanzia dai predoni sulla via.

Di tutte queste insidie, mi importa poco, perché confido nella protezione della Vergine, che non mi è mai mancata negli anni della mia vita.

Madre dei Viaggiatori, Patrona dei Mercanti, tu che conoscesti la fatica dell’esilio, e la bellezza della scoperta di nuove terre, concedimi il tuo favore per raggiungere nuovi porti, nuovi orizzonti, nuovi mondi di cui riempire di ricordi il mio cuore.

Fa’ che la mia vita non sia vana. Fa’ che il mio destino sia avventura. Perché tu conosci il mio cuore, e sai che cammino molto distante, per attitudine, per tempra. Riscatta la mia ricchezza, dal male dell’opulenza, e fammi sobrio di fronte alle molte forme che assume l’oro, e aiutami a riconoscere i doni più grandi che potrò incontrare in quelle remote terre.

Fa’ che io trovi la strada che conduce al cuore di quelle terre, al centro pulsante dove lo spirito di quelle genti si fa presente, creando, col genio che spira in tutti i luoghi, le opere più belle della loro arte, i profumi e le essenze più pregiate, gli oggetti e i monili più ricercati, le pelli e i tessuti più finemente lavorati. E non per trarre vantaggio o profitto da questi beni, ma per poter trarre il meglio dai luoghi che mi darete l’opportunità di visitare.

E non sarà più lungo l’inverno, se comincerò a fare i miei preparativi per partire col favore della primavera, e se Dio vuole in Maggio, sarò già in Medio Oriente…

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