The wooden boat

My body crawled forward through the mud of the swamp. It was raining in the meantime. I felt I could not move forward just with my own strength. I felt helpless in front of the narrow prospect of the arrival of the night, and the lack of a refuge.

I was resigned I could not get out of it. I was resigned but I was not desperate. I knew it would last for a long time that crossed, but for the love of life I had to do it, for the sake of what I would find at the end of this absurd obstacle, I had to resist.

Summoning my will, I stopped for a moment, and with my legs immersed in stagnant water and mud, I looked up at the sky, my eyes opened wide to the rain, and out of anger I cried out, with all my breath in my body:

“GOD! I WANT TO LIVE!”
Please … get me out of here. Please, get me out of here … “

And as I said these words, little by little, the rain became increasingly thin, until it completely disappeared.

A grimace escaped me, even though I wanted to smile. I got a little courage and, like an apparition, pushing back some rods in front of my eyes, I found myself in front of a small wooden boat, with peeling paint.

Who had ever left it? Inside two small oars. I had the feeling that it could hardly bring a person, maybe two, standing tight.

I looked inside and saw that it was just a little wet, but the hull looked intact.
So I climbed up, finally lifting myself from the water and the mud. I had a shelter. I had a means to overcome that interminable quagmire, in which I had been trapped for too long.

I had my little boat. I called it charity, because I had received mercy. And while the evening was falling, in a sky, little by little, less encumbered with clouds, I decided to orient myself towards the North, to find the road that led to my destination.

Someone, a long time ago, had told me that it is by turning your face to the North that you become wiser, that you find the Force again.

And since at that moment I had no reference, apart from the stars, I probed my sensations, turning my face in various directions. And among all, the direction that lead to the North seemed safer.

And with this hope, in that wooden shell, which was my little Charity, I curled up and, finally, after days of walking, I fell asleep.

 


La barca di legno

Il mio corpo si trascinava avanti attraversando il fango della palude. Pioveva nel frattempo. Avevo la sensazione di non riuscire ad avanzare con le mie sole forze. Mi sentivo impotente di fronte alla prospettiva angusta dell’arrivo della notte e della mancanza di un rifugio.

Ero rassegnato. Non potevo venirne fuori. Ero rassegnato ma non ero disperato. Sapevo che sarebbe durata ancora a lungo quella attraversata, ma per amore della vita dovevo farcela, per amore di tutto ciò che avrei trovato alla fine di questo assurdo ostacolo, dovevo resistere.

Chiamando a raccolta la mia volontà, mi fermai un momento, e con le gambe immerse nell’acqua stagnante e nel fango, guardai verso il cielo, spalancai gli occhi alla pioggia, e per disperazione gridai, con tutto il fiato che avevo in corpo:

“DIO! IO VOGLIO VIVERE!”

Ti prego… tirami fuori di qua. Ti prego, tirami fuori di qua…”

E mentre scandivo queste parole, poco a poco, la pioggia divenne sempre più fina, fino a sparire completamente.

Mi sfuggì una smorfia, anche se volevo sorridere. Mi tornò un po’ di coraggio e come un’apparizione, scostando dei giunchi che avevo davanti agli occhi, mi ritrovai davanti ad una piccola barchetta di legno, con la vernice scrostata.

Chi l’aveva mai potuta abbandonare? Dentro due piccoli remi. Avevo la sensazione che potesse portare a malapena una persona, forse due, standoci stretti.

Guardai al suo interno e vidi che era solo un po’ bagnata di pioggia, ma lo scafo sembrava integro.

Così ci montai sopra, sollevandomi finalmente dall’acqua e dal fango. Avevo un rifugio. Avevo un mezzo per superare quell’interminabile pantano, nel quale ero intrappolato ormai da troppo tempo.

Avevo la mia barchetta. La chiamai Charity, perché avevo ricevuto misericordia. E mentre scendeva la sera, in un cielo, poco a poco, meno ingombro di nuvole, decisi di orientarmi verso Nord, per ritrovare la strada che portava alla mia destinazione.

Qualcuno, molto tempo prima, mi aveva detto che è rivolgendo il proprio cuore a Settentrione che si diventa più saggi, che si ritrova la Forza.

E dato che in quel momento non avevo alcun riferimento, a parte le stelle, sondai le mie sensazioni volgendo il mio viso nelle varie direzioni. E tra tutte, mi parve più sicura la strada che conduceva verso la Forza.

E con questa speranza, in quel guscio di legno, che era la mia piccola Charity, mi rannicchiai e, finalmente dopo giorni di cammino, mi addormentai.

Credit Picture Pixabay

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