In the Dunes

The light of the stars just lit up the darkness of the night. A fire in front of his eyes crackled sincerely. He saw. He saw the spirits of the flames dancing against the darkness and telling the exact same story, repeated unaltered through the centuries of what it meant imprisonment and what it meant freedom.

He remembered his teacher, the words that sometimes repeated him:

“One day you will see them … They dance, dance in the fire”

A scent of woods, resin and musk, enveloped him and sheltered from the side of his gentle horse, his solitude seemed more bearable. In his hands the sun of Ahaggar and in his mind the Queen of Sheba, with her riches, her beauty and her glory. He had promised her the loyalty of the People of the Desert, and had given her his seal.

Something threatening approached from West, felt it, like an obscure presentiment, a hold on the heart and the fear of losing her. Perhaps he had time, even a few days, to travel the distance that separated him from the fortress of Al Maerifa and there to ask for reinforcements.

He tried to divine omens, and asked heaven for advice, but Madim appeared too red and Zedeck’s peace was too dim, and he understood that it would be war shortly thereafter, and that he would need all his strength to defend the White City, from the Curved Black Daggers.

And in the silence of the night, her voice and her face like a hiss in the reddish flames

“Please, Hurry up…!”

With a restless sleep, he awoke at the first light of dawn, and covered the ashes, spurred his horse northward.

He had little time and could not waste it.

 


Fra le Dune.

La luce delle stelle illuminava appena l’oscurità della notte. Un fuoco davanti ai suoi occhi, crepitava sincero. Lui vedeva. Vedeva gli spiriti delle fiamme danzare contro l’oscurità e raccontare la stessa identica storia, ripetuta inalterata attraverso i secoli di ciò che significava prigionia e di ciò che voleva dire libertà.

Ricordò il suo maestro, le parole che a volte gli ripeteva.

Un giorno li vedrai… Essi danzano, danzano nel fuoco

Un profumo di legni, resina e muschio, lo avvolgeva e al riparo del fianco del suo mite cavallo gli sembrava più sopportabile la sua solitudine. Tra le mani il sole di Ahaggar e nella sua mente la Regina di Saba, con le sue ricchezze, la bellezza e la sua gloria. Le aveva promesso la fedeltà della Gente del Deserto, e le aveva consegnato il suo sigillo.

Qualcosa di minaccioso si avvicinava da Ponente, lo sentiva, come un oscuro presentimento, una stretta al cuore e la paura di perderla. Forse aveva tempo, ancora pochi giorni, per percorrere la distanza che lo separava dalla fortezza di Al Maerifa e lì chiedere rinforzi.

Tentò di divinare presagi, e chiese consiglio al cielo, ma troppo rossa gli apparve Mahadim e troppo fioca la pace di Tsedeck, e capì che sarebbe stata guerra da lì a poco, e che avrebbe avuto bisogno di tutta la sua forza, per difendere la Città Bianca, dai Pugnali Neri Ricurvi.

E nel silenzio della notte, la sua voce e il suo volto come un sibilo tra le fiamme rossastre

“Ti prego, fai in fretta…!”

Con un sonno agitato si svegliò alle prime luci dell’alba, e coperta la cenere, spronò il suo cavallo verso Settentrione.

Aveva poco tempo e non poteva sprecarne.

Credit Picture Pixabay

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s