The First Snow

I liked looking into your eyes when you were absorbed watching out from the window glass. You still looked like a child, with that expectation that shone in your face, hidden just by the collar of the wool coat.

With your brown hair, long enough to frame your face, and the clear eyes of who after all, in spite of everything, had never betrayed himself. How old were you? Thirty or ninety? You, who had lived experiences, and always fell in love with everything.

You waited for the first snow, as a blessing, as a good reason to cry, to hope, to believe in the return of something, that you knew to have left, like everything else, in the river of time…

And as you turned away from the glass of the window, and looking in the quiet space of your living room, the playful crackle of the fireplace, you thought of her. Her green eyes like the buds of spring, her golden blond hair, the enigma of her face that like no other thing in the time of your life had impressed you.

So, with her image, her beautiful figure in your heart, you curled up on the sofa and took up your old notebook, made of pages written in pencil, and sketches where you captured the impressions of the places that shook your heart.

Thinking back to her, you sketched her out of memory, in chiaroscuro, with sanguine pencil, the same one, you thought, with which some Renaissance painters painted. All your soul, all the love, every feeling, you’re going on that thin sheet of raw paper. Until you have her there in front of you, your beloved muse.

There was the melody of her voice in your thoughts, the sweet accent of Eastern Europe, her proud gaze and sharp eyes, the harmonious shape of her body. There was her, who had taken away the game of distance, that you did not understand if she really was the other half of your heart.

She had remained inside you, like a dream interrupted by a rude awakening.

This Christmas had been too cold. All the time you had spent remembering the moments you had lived, it had tightened your heart a little. And to the question, how would it have been if …? you had decided not to answer.

You thought that certain things come suddenly and unexpectedly, like the first snow, and sometimes they go away quickly, leaving us the space to make something new flourish in our heart.

 


La prima neve.

Mi piaceva guardarti negli occhi quando assorto restavi a guardare dal vetro della finestra. Sembravi ancora un bambino, con quell’attesa che traspariva nel tuo volto nascosto appena dal bavero del cappotto di lana.

Con i tuoi capelli castani, lunghi abbastanza per incorniciarti il viso, e gli occhi limpidi di chi in fin dei conti, nonostante tutto, non aveva mai tradito se stesso. Quanti anni avevi? Trenta o novanta? Tu che ne avevi vissute di esperienze, ti innamoravi sempre di tutto.

Aspettavi la prima neve, come una benedizione, come un motivo buono per piangere, sperare, credere nel ritorno di qualcosa che sapevi essere andata via, come tutto il resto, nel fiume del tempo…

E mentre distoglievi lo sguardo dal vetro della finestra, e cercavi nello spazio calmo del tuo salotto il crepitio giocoso del caminetto, ripensavi a lei, ai suoi occhi verdi come le gemme di primavera, ai suoi capelli di un biondo dorato, all’enigma del suo viso che come nessun’altra cosa nel tempo della tua vita ti era rimasto impresso.

Così, con la sua immagine, la sua bella figura nel cuore, ti accoccolasti sul divano e prendesti in mano il tuo vecchio taccuino, fatto di pagine scritte fitte a matita, e di schizzi dove catturavi le impressioni dei luoghi che ti scuotevano il cuore.

E ripensando a lei, la disegnasti a memoria, in chiaro-scuro, con la matita sanguigna, quella rossa, la stessa, pensavi, con cui dipingevano certi pittori del Rinascimento. Tutta la tua anima, tutto l’amore, ogni sentimento vergasti su quel sottile foglio di carta grezza. Fino ad averla lì davanti a te, la tua amata musa.

C’era la melodia della sua voce nei tuoi pensieri, il dolce accento dell’Europa dell’Est, il suo sguardo fiero e i suoi occhi acuti, il disegno armonioso della sua figura. C’era lei, che te l’aveva portata via il gioco della distanza, che non avevi capito se davvero era l’altra metà del tuo cuore.

Ti era rimasta dentro, come un sogno interrotto da un brusco risveglio.

Questo Natale era stato troppo freddo. Tutto il tempo che avevi trascorso nel ricordo degli attimi che avevi vissuto, ti aveva stretto un po’ il cuore. E alla domanda “come sarebbe stato se…?” avevi deciso di non voler dare risposta.

Pensasti che certe cose arrivano improvvise ed inaspettate, come la prima neve, e a volte vanno via in fretta, per lasciarci lo spazio di far fiorire qualcosa di nuovo nel cuore.

 

Credit Picture Pixabay

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