Isaac’s laughter

I remember the dust, dry on clothes, glued on me. The desire for a warm place, protected from the cold winds of winter … interminable was our journey. My wife walked quiet and silent. A heavy bundle balanced on the head, and our little Isaac on his back, three weeks of life, tied tight with a white linen band.

Sometimes my wife sang a sweet song, to cradle the baby during the journey. So he was at peace, my little gift of Immense, my child. His dark eyes watched the world all around him, and on his little face two dimples dug out of the habit of a smile.

We were already three days’ walk away from our village, but I was still restless, worried. I could not stay. We heard voices of the occupation brought by enemy troops a little further to the north. In the assaulted villages the men were killed and the women reduced to slavery. I had to protect my family.

We went to the south, to another land, with the few things we had loaded on our donkey. Was I doing the right thing? Should I stay to protect my people?
I did not know. I remembered my father, what he told me. He held me tight, and ordered me not to hesitate and take away what I could, but to travel light. He said:

“They do not have to see you. They do not have to know you’re there. Get out! Take your wife and the baby with you, and do not worry about me. I’ve lived long enough, if I die it’s a small thing, you have to protect your family. Take them to safety. Go south! Go to the road that the messenger has indicated to you. If God wants we will meet again, otherwise, my son, God’s will be done … ”

I left everything I had looking for a refuge, a new life. I brought my woman and Isaac with me, my dearest things.

And as the sun descended, and we camped for the night, in the clear and silent air, I prayed softly, for me, for my family, for my father. And while the sky was adorned with stars, I asked for His protection. Then, suddenly, my heart lost a beat: Isaac’s laughter brought me back to the present, and gave me hope.

Something, I felt, was helping me.  I could hope again.

Isaac's Laughter
Isaac’s Laughter

La risata di Isacco

Ricordo la polvere, secca sui vestiti, incollata addosso. Il desiderio di un posto caldo, protetto dai venti freddi dell’inverno… interminabile era il nostro cammino. Mia moglie camminava quieta e silente. Un fagotto pesante portato in equilibrio sulla testa, e il nostro piccolo Isacco sulla sua schiena, tre settimane di vita legato stretto con una fascia di lino bianca.

Ogni tanto mia moglie cantava una nenia dolcissima, per cullare il bimbo durante il cammino. Così era in pace, il mio piccolo dono d’Immenso, il mio bambino. I suoi occhi scuri, osservavano vispi il mondo tutt’intorno, e sul suo visino due fossette scavate per l’abitudine al sorriso.

Eravamo già distanti tre giorni di cammino dal nostro villaggio, ma ero ancora inquieto, preoccupato. Non potevo restare. Erano giunte voci dell’occupazione portata avanti dalle truppe nemiche poco più a Nord. Nei villaggi assaltati gli uomini venivano uccisi e le donne ridotte in schiavitù. Dovevo proteggere la mia famiglia.

Andavamo verso Sud, verso un’altra terra, con le poche cose che possiedevamo caricate sul nostro asinello. Stavo facendo la cosa giusta? Sarei dovuto restare a proteggere la mia gente?

Non so. Ricordo mio padre, quel che mi disse. Mi aveva stretto forte, e mi aveva ordinato di non esitare e di portarmi via quello che potevo, ma di viaggiare leggero. Disse:

“Non ti devono vedere. Non devono sapere che ci sei. Vattene! Porta con te tua moglie e il bambino, e non preoccuparti per me. Io ho vissuto abbastanza, se muoio è poca cosa, tu devi proteggere la tua famiglia. Portali al sicuro. Vai a Sud! Vai verso la strada che ti ha indicato il messaggero. Se Dio vuole ci rivedremo, sennò figlio mio sia fatta la volontà di Dio…”

Lasciavo tutto ciò che avevo in cerca di un rifugio, di una nuova vita. Portavo con me la mia donna e Isacco, le mie cose più care.

E mentre scendeva il Sole, e ci accampavamo per la notte, nell’aria nitida e silente, pregavo piano, per me, per la mia famiglia, per mio padre. E mentre il Cielo s’adornava di stelle, chiedevo la Sua protezione. Poi, improvviso, il mio cuore perdeva un battito: la risata di Isacco mi riportava al presente, e mi ridonava speranza.

Qualcosa, lo sentivo, mi stava aiutando. Potevo sperare ancora.  

 

Credit pictures Pixabay

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